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Un numero primo, un numero defettivo, così Giovanni Castiglioni, Presidente del Panathlon Malpensa e presentatore della serata, ha qualificato il numero 389, che fa rima con le presenze di Pippo Taglioretti nella Pro Patria. Ci piace vedere in quel numero una qualità in più: la presenza dell’89, i minuti giocati da Pippo in tutte le sue partite sulla terra. Quel minuto che manca per terminare la partita rimarrà eterno, si giocherà per sempre in cielo rendendo perpetuo il suo ricordo di uomo e giocatore.

Filippo D’Angelo e Ottavio Tognola, due fagnanesi doc come Pippo, hanno vinto una sfida non semplice, quella di raccontare la storia di un campione di un altro tempo che non è possibile rileggere con un click.

Aver saputo raccontare 389 partite nel tempo di mezza partita, ossia 45 minuti, eleva l'impresa e la qualifica con il rating dell'eccellenza.

Le immagini in bianco e nero, i cappotti con le spalle larghe e con i tessuti che sprizzavano la qualità del made in Busto Arsizio, le foto scattate frontalmente e non in modalità “selfie”, le tribune dello Speroni colme in ogni ordine di posti, come avrebbe detto Nicolò Carosio, i campi spelacchiati, la mancanza dei cartellini in tasca all’arbitro ( a quei tempi…scrivevano giù… ha detto Taglioretti), sono stati drivers che hanno avvolto il teatro in una cappa di nostalgia. Canaglia nostalgia che il Sindaco Antonelli ha ben descritto, cercando in tutti i modi di non far sentire in colpa i giovani giocatori della Pro Patria presenti in sala per un calcio che non c'è più.

Certo è che le partite sentite alla radiolina, il secondo tempo in registrata di una partita alle 19 su Rai 1, l’ambiente che si respirava allo stadio, sono stati riferimenti chiari di Antonelli per far capire che era meglio prima. 

Lo stesso Roberto Centenaro, Presidente Onorario del Pro Patria Club, lo ha ribadito, il suo calcio è romanticismo, che oggi stenta a percepire. 

A proposito di Nicolò, il “Carosio” dei tempi moderni, chiamasi Ramella, almeno per la Pro Patria, ha firmato il lavoro di Filippo D’Angelo con importanti contributi e ieri sera non ha voluto mancare alle “prima” del Lux. Ha parlato di un calcio diverso, ha scelto la strada del politicamente corretto per non squalificare quello che c’è, senza mancare di rispetto per quello che c’era .

Un tentativo apprezzato e fair, ma inutile girargli intorno, a tutti manca quello che c'era e le presenze di ieri sera dimostrano che appena se ne può anche solo parlare, quel calcio entusiasma.

Mister Colombo, fagnanese doc come Taglioretti, ha fatto quello che spesso ci si dimentica di fare, ossia apprezzare chi ancora popola le tribune dello “Speroni”. Il tecnico bustocco ha fatto presente che i tifosi attuali sono pochi, ma buoni, ossia animati dalla passione che fa preferire lo stadio al divano e alla televisione. A volte applaudono e a volte criticano, ha aggiunto Colombo, ma questo fa parte del calcio. Parole sante che andrebbero incorniciate a tutela della libertà di pensiero, della democrazia applicata e della insostituibile opportunità di cogliere dalla critica lo spunto per migliorare, non sempre regalato dall'assenso garantito o peggio ancora dallo sterile silenzio assenso di comodo o di facciata.

 Un patrimonio in via di estinzione che meriterebbe ben altro apprezzamento e che ieri è uscito di casa per applaudire un eroe bustocco, cosa non semplice in questi tempi, come sottolineato dall’autore del lavoro.

Ramella ha poi centrato con millimetrica precisione la dimensione della nostra città, che ha un corpo metropolitano e un’anima da paesotto. “Paesanotta”, nel suo significato più nobile, è stato il termine utilizzato per definire la gente bustocca la cui qualità ruspante la rende vera, concreta, legata a persone e tradizioni con forte senso di appartenenza. Una dimensione semplice, a volte eccessiva, aggiungiamo noi, che limita le ambizioni e spegne i sogni all’origine. Sogni che dovrebbero essere proporzionali al valore del rappresentato e la storia della Pro Patria, nell’occasione di Pippo Taglioretti, meriterebbe qualcosa in più, almeno nelle aspettative.

La storia della Pro Patria merita una celebrazione diversa e più centrale, più riconosciuta e visibile, che non può essere sempre e solo essere “autoprodotta” da una tribuna coperta in grado di partorire sempre e comunque il piuttosto rispetto al niente.

Una tribuna dedicata a Pippo Taglioretti va benissimo, ma è il minimo, un Museo fatto nascere nel sottotribuna va altrettanto bene, ma non va bene che tali opere non possano fare “rump up” con una valorizzazione diversa che le ponga al centro del villaggio.

Una via dedicata a Taglioretti o a Cecotti sono così impossibili? Un museo open 24 h, o quasi, magari nella biblioteca cittadina, è un’utopia?

Ieri, di giovani presenti al teatro ce ne erano tanti, solo perché presente la squadra con i suoi molti under, gli altri si sentivano forse giovani, ma, nelle foto, tutti riconoscevano Vittorino Calloni e Danelutti. Insomma, non un bel segnale, solo una simulazione di gioventù e dei tempi che furono

 Un video come quello visto ieri, meriterebbe di entrare nelle scuole cittadine. Un’ora di educazione civica, visto che lo stesso D’Angelo ha fatto notare quanto la Pro Patria di oggi sia composta da ragazzi per bene che studiano. Un esempio di sport ed etica da imitare e quindi da proporre ai famosi giovani.

Poi, magari, la maglia della Pro Patria esposta in via Milano in una teca che ricordi l’esistenza potrebbe essere utile per fare branding, perché se è vero, come detto da Sandro Turotti,  Direttore Sportivo della Pro Patria, che in squadra ci sono tanti piccoli Taglioretti, visto che alcuni tigrotti hanno più di 100 presenze in maglia biancoblu, è anche vero che sulle tribune non ci sono tanti Giannino Gallazzi, Nando Pellegatta, Famiglia Gombini, Lele Magni, Sergio Marra, Giorgio Giacomelli ( grande assente della serata che del Pippo ne avrebbe potuto raccontare tante) o , nel rispetto dello quote rosa, la leggendaria Gabriella e la mitica Cinzia.

Insomma, una serata che partita dal passato è atterrata nel presente lasciando aperti tanti temi di riflessione per onorare al meglio il ricordo di un pioniere della maglia biancoblu la cui umanità, sottolineata in molti interventi della serata, è capace di seminare quei sentimenti perfetti utili per un calcio che ha bisogno di tornare indietro di due passi, prima di andare avanti di uno.

Un plauso a Filippo D’Angelo e Ottavio Tognola per il coraggio con il quale hanno affrontato e vinto questa sfida che regala alla città un capolavoro di storia da raccontare e una celebrazione concreta verso un uomo e un atleta che ha saputo valorizzare Busto e la Pro Patria.

Flavio Vergani

Il Sindaco Antonelli con la Presidente Patrizia Testa


Mister Colombo e Nicolò Ramella

Castiglioni, Capitan Fietta e Turotti

La squadra 

Castiglioni con la moglie e il nipote di Pippo Taglioretti

Filippo D'Angelo, autore dell'opera

  
Tognola, Castiglioni, D'Angelo



 

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